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Senzatempo

Molti seguono una tendenza solo perché di moda, ma di sicuro Jos non è tra questi. Lui cerca ciò che gli piace davvero e che apprezza nonostante il contesto, restando fedele a sé stesso.

Human of Light Jos Gibson
Art Director Enrico Magistro
Photography Luca Caizzi
Text Alessandro De Agostini

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Molti seguono una tendenza solo perché di moda, ma di sicuro Jos non è tra questi. Lui cerca ciò che gli piace davvero e che apprezza nonostante il contesto, restando fedele a sé stesso.
 Ciò accade spesso anche nel design, dove le apparenze sono in qualche modo utilizzate per trarre conclusioni sull’intento originale che si cela dietro la forma. Prendiamo Taccia ad esempio, molte persone credono che la sua base abbia la forma di una colonna dorica, ma non è così. Ospitava una lampadina calda che bisognava raffreddare, perciò la lampada era progettata per massimizzare la quantità di superficie disponibile.

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Il modo in cui le persone appaiono, come si vestono, è troppo spesso utilizzato per giudicarle al posto di attenersi al loro comportamento.
Jos ha una lunga barba e indossa una giacca in pelle, di conseguenza deve anche guidare una motocicletta. In effetti lo fa, ma come accade spesso nella vita reale, le ragioni alla base sono più profonde e non per semplice moda.
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Jos Gibson è un uomo così immensamente creativo da rendere arduo semplificare la descrizione del suo personaggio ad una semplice didascalia. È sempre stato in movimento, cercando di soddisfare il suo bisogno di creatività e bellezza. Attualmente vive a Londra, in un appartamentino accogliente a Farringdon con il partner Micka, ed è difficile pensare ad una città che si intoni meglio alla sua eclettica personalità.

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'Ho incominciato a guidare la moto quando avevo una ventina d’anni. Le motociclette mi hanno sempre affascinato. Mi piace la libertà che ti dà il guidare una moto, ti perdi parte dell’esperienza quando guidi un’auto. Una delle cose che preferisco in assoluto è andare in un altro paese, affittare una motocicletta e fare un piccolo tour per una settimana o giù di lì. L’ho già fatto qualche volta in Canada e in Australia.'
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‘Penso che l’intera faccenda della barba sia successa in modo del tutto inconscio. Ho iniziato a farmela crescere intorno al 2008 perché avevo un’ossessione per i film di motociclisti degli anni ‘60 e ‘70 e per la cultura del fuorilegge, quindi era per lo più un riferimento a questo. Successivamente Fantastic Man, GQ Style and ShowStudio mi hanno scelto per alcuni scatti. La faccenda della barba iniziò a decollare e così ho finito per tenerla. È stata dura perché a un certo punto somigliavo a chiunque, cosa che odio, ma dopo essermi rasato ed essermi fatto allungare i capelli, mi resi conto che effettivamente questo look mi si addice molto.
’

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Di sicuro la sua estetica si abbina alla sua passione, ma non è conseguenza di essa. E curiosamente, il suo look lo ha catapultato in alcune situazioni speciali, come iscriversi ad un concorso per il miglior sosia di Ernest Hemingway.
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‘Mi sono formato come stylist/barber presso il Vidal Sassoon saloon di Manchester, e una delle persone che assistevo in quel periodo stava lasciando il posto per diventare direttore creativo. Ho sempre amato il loro lavoro e questo divenne una motivazione per trasferirmi e fare carriera nella compagnia. Penso anche che ero più portato ad insegnare, ed il pensiero di poterlo fare a tempo pieno era grandioso. Lavoro per il marchio Sassoon da ormai 25 anni e per lo più l’ho fatto presso le accademie di Londra.’

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La cura e l’attenzione che ha sempre messo nel suo look, si sono presto trasformate in una professione. Adesso è direttore della Vidal Sassoon Academy a Londra, ma come tanti altri ha cominciato dal basso, spinto da grande passione ed impegno.
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Una vita volta alla ricerca della bellezza tanto nella sua vita professionale quanto personale. Dove la bellezza non è solo pura estetica, ma si cela anche nei piccoli momenti di ogni giorno trascorsi con i suoi amici, con il suo amore, facendo ciò che gli piace.

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‘Mi sono anche fatto una certa reputazione come barbiere nel settore della moda, e questo ha dato un’ulteriore sfaccettatura al mio lavoro. Ho anche incontrato Vidal qualche volta, era un uomo incredibile, sempre interessato alle persone che lavoravano per il brand fino alla fine. Una delle cose che faceva quando si presentava era assicurarsi di parlare sempre con ogni singola persona nel salone, dal team creativo al custode del guardaroba. Non importava chi fossi, voleva comunque conoscerti. Penso che fosse perché è nato dal nulla e ha costruito uno dei più famosi e probabilmente uno dei più antichi marchi di bellezza al mondo: capiva davvero le persone. Ritengo che questo fosse davvero ammirevole.’

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Una vita volta alla ricerca della bellezza tanto nella sua vita professionale quanto personale. Dove la bellezza non è solo pura estetica, ma si cela anche nei piccoli momenti di ogni giorno trascorsi con i suoi amici, con il suo amore, facendo ciò che gli piace come insegnare, nutrirsi d’arte, guidare una moto e ovviamente fare festa. Queste potrebbero suonare come le solite vecchie cose, ma alcune cose rimangono senza tempo.
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‘Londra è senza dubbio la più multiculturale città al mondo. È un costante flusso d’ispirazione nel suo evolversi continuamente. La città racchiude un senso di modernismo che la rende l’ambiente perfetto: continua a cambiare senza essere ossessionata col passato. Vivevo a Manchester da un pezzo e la città stava attraversando un tumulto creativo, cosa che amavo, ma in un certo senso avevo bisogno di più. Mi sono trasferito a London Shoreditch nel 1998 per lavorare per la Sassoon’s academy che al tempo si trovava a Mayfair. Agli inizi degli anni 2000 anche l’intera scena est di Londra stava decollando. In definitiva, la creatività e le opportunità derivanti dal trovarsi a Londra mi hanno fatto restare.’

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