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Casa Familiar di Ricardo Bofill

Come esseri umani, desideriamo ardentemente aggregarci. Con la famiglia, con gli amici, con le persone che amiamo. Ma la quarantena ha insegnato una cosa a molti di noi: abbiamo bisogno anche di un po’ di privacy. Quando nel 1973 l’architetto spagnolo Ricardo Bofill e suo padre, Emilio, crearono una casa estiva a Mont-ras, a pochi chilometri dalla Costa Brava, avevano proprio questo in mente. La casa in stile radicale che costruirono non era intesa per una vita familiare 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Piuttosto, suggeriva un equilibrio armonioso tra il vivere insieme e lo stare separati

Place Mont-ras, Spain
Interview By Pablo Bofill, as told to Hannah Martin
Photography Gregory Civera, Tommaso Sartori
From Flos Stories Issue 1

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Costruita attorno ai ruderi di una fattoria catalana, la casa è organizzata come un piccolo villaggio. I moduli abitativi indipendenti, tutti realizzati in mattoni marroni tipici del posto, sono disposti attorno a spazi di socializzazione all’aperto: una piscina e una zona pranzo, rivestite in piastrelle di ceramica rosse. È un luogo in cui un bambino (o un adulto) potrebbe perdersi, scivolando nell’ombra durante una partita a nascondino, scomparendo sotto un albero con un libro. Ma è altrettanto facile immaginare le vivaci cene fino a tarda sera, o le chiacchierate a bordo piscina con familiari ed amici. A quasi 50 anni dalla sua creazione, la casa è popolata da una nuova generazione, quella dei due figli di Ricardo: Ricardo E. Bofill, attuale presidente dell’azienda, e Pablo Bofill, il suo amministratore delegato. Durante la quarantena a Barcellona (a causa delle severe disposizioni di isolamento domestico non ha potuto recarsi a Mont-ras), Pablo riflette sulla casa in cui ha scoperto il suo personale modo di vivere.

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La cosa più importante da sapere su questa casa è che infrange le regole. È una casa familiare, progettata da mio padre, architetto, e costruita da mio nonno, costruttore, nel 1973. Ma ridefinisce il concetto di famiglia. La famiglia non è costituita solo da quelle persone che sono legate a te da vincoli di sangue o matrimonio: è la famiglia che crei, i tuoi amici. Lo scopo di questa casa è inventare un nuovo modo di vita in comune. Si può stare insieme ma non necessariamente dover stare insieme.

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La residenza di famiglia di Ricardo Bofill, a Mont-ras, a pochi chilometri dalla Costa Brava, è organizzata come una piccola cittadina. Gli ospiti hanno le proprie residenze private, ma possono riunirsi negli spazi comuni all’aperto se lo desiderano.
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La casa è progettata quasi come un piccolo villaggio, con singoli moduli disposti attorno a spazi esterni comuni. La disposizione consente a tutti di godersi la propria libertà, la propria intimità, la propria vita all’interno dello spazio. Ogni persona o coppia che viene qua ha un modulo a sua disposizione ed è possibile senza vedere nessun altro: si può uscire o entrare senza passare dalle aree comuni. Alcuni utilizzano la casa solo per dormire. Ma, al contrario, quando si è liberi o si vogliono incontrare altre persone, fare due chiacchiere, stare insieme, basta uscire fuori. È un luogo sempre molto attivo. Ci sono sempre tante persone, tante discussioni.

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La casa è progettata quasi come un piccolo villaggio, con singoli moduli disposti attorno a spazi esterni comuni

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Crescendo, questa casa ha simboleggiato la libertà. Ho vissuto a Parigi fino ai 25 anni e questo era un posto dove potevo andare con tutti i miei amici. Prendevamo il treno ed era una lunga avventura fino al confine della Spagna. Cambiavamo treno alle 6 del mattino e arrivavamo qui. Ricordo che quando avevo 15 o 16 anni ci andavo con molti amici. Potevamo goderci la casa alla fine di giugno, quando tutti gli altri lavoravano ma noi eravamo in vacanza. Ci potevamo restare 10 giorni, due settimane, da soli. È un posto dal quale non serve spostarsi. Una casa con un patio che ha una vita interna e tutto accade attorno ad esso. Penso che sia il luogo in cui ho scoperto il mio personale modo di vivere. Questa casa lascia spazio a una gran varietà di approcci.

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Una casa con un patio che ha una vita interna e tutto accade attorno ad esso. Penso che sia il luogo in cui ho scoperto il mio personale modo di vivere. Questa casa lascia spazio a una gran varietà di approcci.

È, in effetti, uno dei temi della nostra architettura: come vivere in comunità senza sentire la pressione di tutti coloro che ci stanno attorno. Anche se si vive in un piccolo appartamento in un condominio di social housing come Walden 7, ogni unità ha un’entrata separata. Le persone possono vivere insieme senza avere l’obbligo di vivere insieme. È qualcosa che proviamo sempre a fare: creare rapporti tra l’individuo e la collettività.

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Ricardo Bofill con i suoi figli Pablo Bofill (a sinistra) e Ricardo E. Bofill (a destra)

Per un po’ di tempo, per il nostro bene, non potremo vivere come al solito. Siamo tutti in isolamento, ora, nella nostra casa o nel nostro appartamento. Non possiamo evadere da casa nostra. Non possiamo semplicemente uscire e andare da qualche altra parte. Abbiamo l’obbligo di stare a casa. Ma allo stesso tempo siamo animali sociali. Non possiamo proprio vivere da soli. Quindi dobbiamo continuare a ridefinire, attraverso l’architettura, nuovi modi di stare insieme.

Place Mont-ras, Spain
Interview By Pablo Bofill, as told to Hannah Martin
Photography Gregory Civera, Tommaso Sartori
From Flos Stories Issue 1