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Diabolo by Achille Castiglioni

“Mio padre era veramente un ottimo giocatore di Diabolo”, dice Giovanna Castiglioni, figlia del leggendario designer italiano Achille Castiglioni. Parla di uno dei passatempi preferiti del padre, il gioco di destrezza derivante dallo yo-yo cinese, in cui un oggetto a forma di clessidra viene fatto correre avanti e indietro su un cordino tra due bacchette. Nel 1998 l’antico numero di giocoleria è servito da ispirazione per l’ultima collaborazione di Achille con Flos: l’omonima lampada a sospensione regolabile

Product Diabolo
Designer Achille Castiglioni
From a conversation with Giovanna Castiglioni
Photography Santi Caleca, Piero Fasanotto, Ramak Fazel, Hugh Findletar, Federico Torra

“Ha un design molto semplice”, Giovanna racconta Diabolo, originariamente creato sotto forma di modellino di carta, poi cartone e infine realizzato in alluminio bianco rivestito a polvere. “Una lampada a sospensione composta da due coni, uno contenente la sorgente luminosa e l’altro fissato a soffitto, per nascondere un meccanismo a tamburo. Un po’ come il gioco che gli dà il nome, Achille ha immaginato una luce che potesse andare su e giù grazie a un sistema a carrucola, in modo da poterla regolare in altezza in base alle proprie preferenze, riducendo o aumentando la distanza tra i due coni. Alcuni esemplari originali sono ancora appesi oggi nello studio Castiglioni.

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Achille non si soffermava mai troppo a spiegare ciò che lo ispirava, ma le idee insite in Diabolo fanno parte del vocabolario di Castiglioni da decenni. Quando Achille e suo fratello Pier Giacomo hanno iniziato a progettare insieme negli anni ’50, un’anonima lampada da lavoro a forma di cono, utilizzata per scenografia era appesa nella stanza in cui lavoravano (Nel 1962 l’hanno spostata nella sala riunioni, in quella che ora è la Fondazione Achille Castiglioni). Per Giovanna, le tracce delle forme coniche di Diabolo risalgono a questa fonte di ispirazione e spiegano l’interesse dei fratelli nei confronti di design così funzionali e anonimi.

Anche la carrucola è qualcosa che Achille e Pier Giacomo hanno studiato approfonditamente, nella speranza di creare sistemi a puleggia per altre lampade a sospensione come la Relemme del 1962 e la Splügen Bräu del 1961. Entrambe sono disegnate con delle carrucole, insieme alla Diabolo, come si vede qui.

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“A loro piaceva raggruppare insieme tante lampade e trovare linee diverse, livelli diversi”, spiega Giovanna. “Achille voleva nascondere la carrucola ma invitarti a fare scorrere su e giù la lampada, per scegliere l’altezza desiderata”.

 

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La risposta del pubblico al debutto nel 1998 fu positiva: “Come sempre, si resta sorpresi dal leggero tocco alla Castiglioni”, scriveva Domus quell’anno. “Con mano sicura, dimostra metodicamente le inesauribili risorse di ciò che tutti abbiamo proprio davanti al naso”. Ma dopo solo cinque anni sul mercato, alcune difficoltà tecniche al sistema a puleggia ne hanno interrotto la produzione.

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Achille ha immaginato una luce che potesse andare su e giù grazie a un sistema a carrucola, in modo da poterla regolare in altezza in base alle proprie preferenze, riducendo o aumentando la distanza tra i due coni. Alcuni esemplari originali sono ancora appesi oggi nello studio Castiglioni.

Ma ora, più di vent’anni dopo il suo lancio, Diabolo ritorna, senza più problemi meccanici e con due nuovi colori, cherry red e beaver brown, tinte utilizzate da Achille in alcune sue ceramiche. Il design è stato appena modificato (tutti i ritocchi sono interni), lasciando del tutto intatto quel “leggero tocco alla Castiglioni”.

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Product Diabolo
Designer Achille Castiglioni
From a conversation with Giovanna Castiglioni
Photography Santi Caleca, Piero Fasanotto, Ramak Fazel, Hugh Findletar, Federico Torra