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Segui il tuo capitano

Anche la più piccola e sottile interazione con ciò che ci circonda può aprire a infinite possibilità e strade, molteplici sviluppi di una storia uguale solo a se stessa.

Human of Light Van Khokhlov
Photography Luca Caizzi
Art Director Enrico Magistro

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Avendo l’occasione di incontrare Van Khokhlov, può essere molto difficile persino immaginare cosa lui faccia nella sua vita, quale sia la sua professione, quali siano i suoi pensieri. Questo, principalmente, perché lui non è molto loquace, almeno all’inizio. Man mano che inizia a parlare, puoi capire due cose: prima di tutto, stai facendo breccia, cogliendo la sua stima e il suo affetto, entrando poco a poco in confidenza; poi, capisci quanto sia unica e peculiare la persone di fronte a te.

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Come un Capitano, che sa dove andare, dove portare la nave, seguire Van ti lascia l’impressione che lui non sia così sicuro di dove stia andando, ma che in qualche modo sia comunque sulla strada giusta. Cerca il buono ed il bello, le cose che gli piacciono, dagli stimoli visivi per arricchire la sua creatività, ad oggetti fisici di cui ci si può circondare, e che possano rispecchiare la sua personalità eccentrica. Difficile non cogliere una qualche somiglianza, guardandolo in piedi accanto alla lampada Captain Flint: alto, snello, sofisticato e inusuale, con uno sguardo luminoso sempre pronto a puntare verso differenti direzioni.
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Nato da padre russo e madre italiana, è stato subito proiettato nel mondo dell’art. Con entrambi i genitori impegnati in settori creativi (il primo come designer di interni e costruttore edile, l’altro come Flower Designer e rivenditore), ha velocemente avvertito il bisogno di esprimersi a sua volta, di raccontare qualcosa. All’inizio c’era la musica, quando, a dieci anni, suonava in jam sessions di jazz, ora c’è il cinema. Un regista è qualcuno che ha una visione, e l’urgenza di mostrarla ad altre persone, e Van ha sicuramente un’idea molto particolare del mondo che ci circonda.

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“è sempre molto difficile per me rispondere quando mi viene chiesto di spiegare come vedo le cose intorno a me, sia da un punto di vista professionale sia personale. Non sono molto bravo con le parole, preferisco mostrare, piuttosto che dire.”
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Nonostante sia sempre in movimento, la vita di Van non ruota attorno luoghi, ma piuttosto attorno alla gente. C’è sempre qualcuno accanto a lui: lo stesso vecchio gruppo di amici, la squadra che sta dirigendo su un set, o un gruppo di persone incontrate in un club, un po’ per caso. Probabilmente non è nemmeno consapevole del potere magnetico che ha nei loro confronti, eppure, ce l’ha.

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“il mio stile? Quel è il mio stile? Sono la prima persona a non sapere quale sia il mio stile. A volte, cambio ogni giorno. Magari rimango colpito da qualcosa che vedo online, qualcosa che mi appassiona, e cerco di inserirlo da qualche parte, di usarlo. Non posso descrivere il mio stile, è un’evoluzione continua!”
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Sempre in compagnia, ma in qualche modo sempre chiuso in un mondo tutto suo. Non dovrebbe preoccupare vederlo immerso nel suo cellulare, impegnato a catturare brevi video di cosa gli sta succedendo attorno, pronto a pubblicarli sul suo profilo Instagram. La cosa strana è che non lo fa. Gira centinaia di Stories, magari ridendo e sorridendo tra sé, e poi le cancella. Momenti di stranezze quotidiane riprese e poi lasciate andare per sempre, come se fosse semplicemente il suo modo di guardare il mondo.

 

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Il design ha il poter, talvolta, di assomigliare alle persone, e ogni marinaio sarebbe fortunato ad avere la sua nave illuminata dall’albero maestro dorato di una Captain Flint. Un faro di ottone che punta sia dove siamo ora, che dove siamo diretti.

Una ricerca infinita, attraverso il mare dell’autenticità e della vita reale quotidiana, in cui può essere trovata la vera bellezza. E anche se lui ha vissuto in Italia negli ultimi dieci anni, c’è sempre spazio per i ricordi, per quelli belli. Quelli che ti tengono agganciato al vero te stesso, che ti ricordano cosa voglia dire sentirsi a casa e che cosa sia la famiglia.

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“Avevamo un tetto, in Russia. Voglio dire, quello era il nostro posto. Non facevamo niente di speciale, ma per noi era tutto.” “Mi manca il calore nelle case. Mi manca il freddo, quello vero. La neve pesante, spessa e alta. E mi manca la vodka, quella buona!”
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Dalle cime dei palazzi, giù fino al basso asfalto, la vita di strada ha sempre giocato un ruolo importante nella sua vita. Prima di essere un regista, Van era (e lo è ancora) uno skater, sfidando continuamente la legge di gravità, così come fa con le cosiddette regole della cinematografia.

Tutte le strade che ha percorso, per caso o per scelta, si uniscono l’una con l’altra, definendo il suo approccio sia alla vita che alla regia. La passione e la conoscenza della musica si sono trasformati in una grande attenzione ai suoni, la vita di strada seppur grezza, ma con uno stile ben preciso, è diventata un moderno e ottimo strumento di misura per il suo approccio visivo, e la sua inclinazione a circondarsi casualmente di persone, gli ha insegnato spontaneamente a vivere e dirigere una squadra nel mondo del cinema.

Il design ha il poter, talvolta, di assomigliare alle persone, e ogni marinaio sarebbe fortunato ad avere la sua nave illuminata dall’albero maestro dorato di una Captain Flint. Un faro di ottone che punta sia dove siamo ora, che dove siamo diretti.

Alcuni sono nati per essere capitani, fatti per essere al comando; quantomeno, della loro stessa vita.

Human of Light Van Khokhlov
Photography Luca Caizzi
Art Director Enrico Magistro